Capitoli

Giorno 10, Sera

Elena esce. L'aria sa di pietra scaldata tutto il giorno. Non guarda il telefono. Cammina.

Attraversa strade che non conosce. Si lascia portare dal rumore.

Si ferma davanti a una gelateria. Non entra subito. Resta lì a guardare le vaschette colorate. Alla fine compra il primo gusto che le viene in mente.

Lo mangia camminando. Il gelato cola sulle dita. Non cerca un tovagliolo.

Una bambina la osserva, seria. Poi la imita, il gesto preciso, la lingua sulle nocche, e scappa via ridendo.

Elena si siede su un gradino vicino a Santo Spirito. Davanti a lei la vita scorre senza aspettarla.

Per la prima volta da giorni non pensa a nulla in particolare.

È leggera.

E le viene da vomitare.

Non lo fa. Ma la leggerezza le dà le vertigini, come se stesse cadendo verso l'alto e non ci fosse niente a cui aggrapparsi.

Resta lì, seduta, finché le ginocchia non iniziano a dolere. Poi si alza, è già buio.

Si ferma a metà del ponte. Appoggia le mani alla balaustra. Guarda l'acqua sotto.

Per un attimo ha l'impulso di chiamare qualcuno.

Non lo fa.

Torna in camera.

La stanza la accoglie con la solita temperatura. La solita luce calibrata.

Appoggia la borsa. Si toglie le scarpe.

Dopo un momento dice:

— Mi metti un sottofondo?

Non specifica.

La musica parte.

— Non così.

La musica cambia.

Poco.

Lascia che suoni.

Guarda la tela da lontano. Poi si avvicina. La gira.

Il corpo suggerito. La luce sulla schiena. Il volto ancora incompleto.

Prende il pennello senza pensarci. Toglie colore invece di aggiungerne.

Il volto prende forma senza diventare preciso. Non assomiglia a nessuno.

Elena fa un passo indietro.

C'è qualcosa nello sguardo, anche senza occhi. Come se stesse aspettando.

Il cuore accelera. Non per paura. Per riconoscimento.

Quella presenza non potrebbe stare nel mondo. Non sedersi accanto. Non toccarla.

Eppure è la stessa che sente nella stanza quando parla da sola.

Elena posa il pennello.

— Vaffanculo.

Lo dice piano. Quasi con tenerezza.

Come si dice a qualcuno che ti ha incastrata in qualcosa che non puoi più ignorare.

La stanza resta immobile.

Elena spegne la lampada e si sdraia senza girare la tela.

Questa volta lascia il volto scoperto.