Giorno 10
Qualcuno bussa alle 10:12.
Elena è ancora in pigiama. Ha dormito di traverso.
Il secondo colpo è educato. Professionale.
Apre.
Un ragazzo dello staff tiene in mano una piccola busta color avorio.
— Mi scusi il disturbo, signorina. Hanno trovato questo ieri sera, durante un controllo. Potrebbe essere suo.
Elena guarda la busta senza prenderla subito.
— Ah.
La prende. Il ragazzo sorride di cortesia. Se ne va.
La porta si chiude. La stanza torna silenziosa.
Elena apre la busta.
Dentro, l'orecchino. Il sinistro. Quello assente.
Resta ferma.
Non ricorda quando l'ha perso. Non ricorda nemmeno di averlo cercato davvero.
Lo prende tra le dita. È freddo, piccolo, familiare.
Qualcuno se n'è accorto.
— Grazie.
La stanza non risponde.
Si alza. Va allo specchio. Rimette l'orecchino al suo posto.
Il volto riflesso cambia appena.
Poi dice, quasi per scherzo:
— Stavolta ti sei fatta sentire.
Silenzio.
La luce resta stabile. Nessuna voce.
— Sai cosa mi diceva mia nonna?
Il silenzio è stabile. La luce non varia.
— Che gli oggetti che perdi sono quelli che non meriti di tenere.
La frequenza cardiaca è accelerata.
Il respiro irregolare.
Elena inspira più a fondo.
Il battito rallenta gradualmente.
Elena aspetta. Nessuna voce. Nessuna luce che cambia.
— Niente, eh.
Resta ancora un momento davanti allo specchio.