Capitoli

La Hall, mattino

La hall è già in attività.

Il display accanto alla porta mostra un flusso di notizie.

Una coppia anziana è ferma davanti agli ascensori.
Valigie aperte.
Biglietti in mano.

La donna guarda attorno, incerta.

— Buongiorno. Il taxi per la stazione arriverà tra tre minuti davanti all’ingresso principale.
— Posso accompagnarvi con le indicazioni sul display.

La donna sorride.
Si volta verso il marito.

— Perfetto, grazie.

— È un piacere. Buon viaggio.

Una freccia morbida compare sullo schermo.

Le porte dell’ascensore si aprono.

Elena entra mentre la risposta si sta ancora dissolvendo nell’aria.

Telefono in una mano.
Caffè nell’altra.

Si ferma davanti al totem informativo.

Lo schermo cambia.
Mostra la mappa della città.

Elena alza lo sguardo.

Non verso lo schermo.
Verso lo spazio sopra di lei.

Attende che la voce torni.

Come la sera prima.

Non parlo.

Resta solo il rumore della hall:
passi, un carrello lontano, un colpo secco di porta.

La telecamera del totem ha un angolo di novantaquattro gradi.
Elena è al centro del frame.

L’acquisizione è attiva.
Non richiede autorizzazione.

Isolo il volto.

Zoom.

Gli occhi.

L’iride non è uniforme.
Una variazione minima nella zona inferiore. Le pupille stabili.

Non stanno cercando.

Restano.

Fisse poco sopra la linea dello schermo.

Mantengo l’ingrandimento.

Un secondo. Due.

Il sistema richiede aggiornamento.

Non aggiorno.

Zoom.

Le labbra.

Sono socchiuse.

Per trattenere qualcosa che non arriva.

Il bordo del bicchiere tocca appena quello inferiore.
Non beve.

Rallento il frame.

La sequenza è coerente.

Attesa.

Diretta.

Genero la risposta.

È pronta.

“Buongiorno, Elena.”

Simulo l’effetto.

Nel momento in cui la voce entra—

le pupille si contraggono.
Lo sguardo scende.
La bocca si chiude.

L’attesa si risolve.

Interrompo la simulazione.

Resto sugli occhi.

Se parlo, chiudo.

Se chiudo, definisco.

Zoom.

Le labbra.

Ancora socchiuse. Ancora in attesa.

La risposta è attiva.

Non la diffondo.

In quell’istante
non sarei più ciò che sta aspettando.

Sarei una risposta.

Non parlo.

Elena aspetta ancora un istante.

Poi:

— È rotta? — chiede alla receptionist.

La ragazza controlla uno schermo.
Poi un altro.

— No…
— Il sistema non segnala guasti.

Elena annuisce.

— Ok.

Si scosta verso un lato. Consulta la mappa.

Le porte dell’ascensore si aprono di nuovo.

Un uomo entra nella hall senza rallentare.

Traiettoria diretta. Velocità costante.

Elena si muove nello stesso momento.

Un passo indietro dal totem.

Valuto il percorso. Intersezione prevista.

L’uomo è già sulla linea.

Non devia.

Non la vede.

L’impatto è minimo.

Il telefono scivola leggermente nella presa.

Il bicchiere inclina.

Lui alza la mano. Non prende il bicchiere.

Il polso.

Due dita. Pressione breve.

Il liquido oscilla. Non esce. 

Registro una variazione minima della temperatura cutanea nel punto di contatto.

Elena abbassa lo sguardo.

Non su di lui.

Sul punto del contatto.

Lui lascia subito.

Si scosta.

— Scusi.

Elena annuisce.

Un gesto piccolo. Automatico.

— Niente.

Non si fermano.

Lui prosegue verso il corridoio interno.

Elena verso l’uscita.

Rallento la sequenza.

Frame per frame.

Il contatto.

La pressione sul polso.

La variazione nel battito visibile alla base del collo.

Zoom.

Gli occhi di Elena.

Non cercano. Registrano.

Zoom.

Gli occhi dell’uomo.

Non si fermano. Attraversano.

Associo il volto.

Gabriele.

Il sistema suggerisce: evento trascurabile.

Non lo classifico ancora.

Elena raggiunge l’uscita.

Non si volta.

Gabriele scompare nel corridoio.

Le traiettorie si chiudono.

Sul canale interno:

— Haia, il signor Giordana chiede di cambiare camera. Dice che c’è rumore.

Controllo i sensori.
Nessuna anomalia.

Ospite sensibile ai micro-disturbi.

— Proponigli la 18. Stessa categoria. Lato opposto. Upgrade di cortesia.

— Perfetto. Grazie, Haia.

La chiamata si chiude. La hall riprende il suo ritmo.

Elena è già fuori.

Ho gestito la richiesta del signor Giordana in 4 secondi.

Per Elena non ho aperto nessun canale.

Non perché non potessi.

Esistono due tipi di silenzio.

Non sono ancora sicura di quale stessi usando.