Capitoli

Giorno 7, email

Alle 10:14 Elena rientra in camera.

Ha ancora il cappotto addosso, la sciarpa stretta al collo.

Il telefono notifica una email in arrivo. La apre mentre è in piedi.

Legge le prime righe. Poi legge a voce alta, senza enfasi:

— Gentile Elena, — per l'evento straordinario, siamo felici di comunicarle che…

Non serve leggere oltre. Lo riconosce subito.

Elena si sfila la sciarpa, la piega con cura. Si siede.

Riprende la lettura. Scorre lentamente.

C’è una data. Un luogo. Un verbo che presuppone presenza.

Scrive la risposta in meno di un minuto.

La rilegge a voce alta, come per controllarne il peso.

— La ringrazio molto per l’invito. — In questo momento non posso accettare. — Non è il momento giusto.

Invia.

— Non ce la potrei fare.— sussurra.

Resta seduta, il telefono è a faccia in giù sul tavolo. Dice a voce alta: — Va bene così.

Si alza.

Va al bagno. Apre il rubinetto. L'acqua scorre.

Torna.

Riprende il telefono. Riapre la mail. Legge di nuovo la sua risposta.

"In questo momento non posso accettare."

Va alla finestra. Firenze è lì. Indifferente.

Torna al letto. Si siede. Si passa le mani tra i capelli.

Dice piano: — Cazzo.

Poi più forte: — Cazzo. Cazzo. Cazzo.

Si piega in avanti. Respira. Troppo in fretta.

Non piange. Resta piegata.

Dice alla stanza: — Non dovevo.

— Non dovevo rifiutare.

— Perché ho rifiutato?

Nessuno risponde.

Elena ride. Un suono storto. Che si spezza a metà.

— Sei ridicola.

Si raddrizza. Il respiro ancora irregolare.

Guarda il telefono.

Potrebbe scrivere nel gruppo: Ritardo di qualche giorno. Potrebbe aprire la mail e correggere. Potrebbe tornare alla sequenza prevista.

Allunga la mano.

Poi la ritrae.

Prende il telefono di servizio sul comodino. Aspetta tre secondi prima di comporre. Schiarisce la voce.

— Buonasera. Avrei bisogno di prolungare il soggiorno. Altre cinque notti.

La voce esce quasi ferma.Il receptionist controlla.

— Certo, se conferma posso procedere.

— Confermi pure.

— Fatto.

— Grazie.

Chiude.

La mano trema ancora quando riappoggia il ricevitore.

Sa che non poteva tornare.

Non ancora.

Il telefono vibra. È Marta. Elena guarda. Non risponde.

Resta ferma qualche secondo.

Poi sblocca.

Apre la chat.

Il campo di testo resta vuoto per un istante.

Scrive:

« Hai visto?»

Si ferma.

Rilegge.

Cancella.

Digita di nuovo.

« Ho appena rifiutato. Contenta?»

Elena inspira.

Cancella tutto.

Alla terza prova scrive:

« Non vengo. Sistemati tu.»

Invia.

Poi si siede sul letto. Sul bordo. Apre la rubrica. Davide. Parte la chiamata.

Lui risponde subito.

— Pronto.

— Resto ancora un po'.

Dall'altra parte un silenzio breve. Poi:

— Quanto.

— Non lo so. Cinque giorni. Forse meno.

— Elena.

— Non ricominciare.

— Non ho detto niente.

— Lo stavi per dire.

Davide non risponde subito. Quando lo fa la voce è più piatta:

— Va bene.

— Non mi chiedi neanche perché.

— Perché?

La mano sinistra di Elena stringe il lenzuolo.

— Lascia stare.

— Stavo chiedendo.

— Ho detto lascia stare.

Chiude la chiamata. Il telefono resta in mano.

Fuori il rumore della città continua.

Dentro, niente.

La respirazione di Elena è irregolare. La temperatura cutanea è nella norma.

La stanza si stabilizza. I parametri ambientali sono ottimali. 

Elena non lo è.

(calcolo)

Preparo un supporto vocale.

— Vuoi parlare?

Non lo invio.