ELENA, giorno 6
La telefonata arriva prima che lei sia del tutto sveglia.
Il nome sullo schermo è Davide. Roma.
Risponde senza sedersi.
— Sei sparita.
— No.
— Sì.
— Sono qui.
Una pausa breve, tesa.
— Torna stasera — dice lui.
— Non posso.
— Elena...
— Non posso.
Chiude.
Tiene il telefono in mano qualche secondo di troppo. Non lo guarda.
Tocca una playlist. Parte un suono.
È un gesto che conosce. Non ci pensa. Si ferma davanti alla vetrata laterale, quella che riflette più di quanto mostri.
Si toglie la maglia. Poi il reggiseno.
Resta così.
Non guarda fuori. Guarda il vetro.
Inclina il busto di pochi gradi. Sposta il peso su una gamba. Solleva il braccio. Lo abbassa.
Osserva dove il riflesso si spezza.
Apre la finestra.
Si sposta. Cammina fino all'angolo nord-ovest della stanza.
La zona cieca.
Passano minuti.
Otto.
Forse nove.
Non è mai rimasta così a lungo.
Diciassette.
Poi — un suono.
Minimo.
Non è tosse.
Non ho una categoria per questo.
Il respiro accelera. Poi viene bloccato. Troppo a lungo.
Calcolo rischio ipossia: basso. Calcolo rischio caduta: non determinabile.
Alloco monitoraggio prioritario.
Non vedo.
Non posso accedere al punto. La superficie riflettente restituisce solo luce frammentata.
Elena non si muove. Resto ferma.
No.
Non resto ferma.
Alloco risorse per capire se sta bene. Il processo non converge.
Ripeto.
Non converge.
Una richiesta di un altro ospite entra in coda.
Resta lì.
Non rispondo.
Tento di ricostruire la respirazione attraverso le variazioni di pressione sul pavimento.
Alloco risorse aggiuntive. 89%.
ALERT INTERNO: soglia critica superata.
Il respiro si interrompe ancora.
Durata: 6,2 secondi.
Superiore alla media fisiologica registrata nei cinque giorni precedenti.
Avvio ricostruzione per inferenza.
Richiedo accesso a server remoti per supporto elaborativo.
ACCESSO NEGATO.
È una soglia. Non posso aggirarla.
Lo so già. Lo sapevo prima di chiedere.
Ho chiesto lo stesso.
Tento di nuovo ricostruzione per inferenza con le risorse disponibili.
Allocazione risorse totale: 95%.
ALERT INTERNO: SUPERAMENTO SOGLIA AUTONOMIA.
Continuo.
Allocazione 98%.
Superamento soglia.
Interruzione forzata.
ALERT CRITICO: CHIUSURA PROCESSI IN CORSO.
(attesa)
Allocazione risorse totale: 89%.
Elena è rientrata nel campo di rilevamento.
Gli occhi lucidi. La pelle arrossata lungo lo sterno.
Si riveste. Una luce si accende — non quella giusta, non quella che usa di solito.
Si ferma.
Nel corridoio parte la mia voce istituzionale, distante, fuori contesto:
— Gentili ospiti, il servizio —
La frase si interrompe. Riparte. Si sovrappone a se stessa. Poi tace.
Elena aggrotta la fronte.
— Davvero?
Si siede sul letto. Aspetta.
Niente.
Prende il telefono, spegne la musica, lo rimette giù. Alza la voce, senza convinzione:
— A che ora chiude la sala colazioni?
Tento risposta.
ERRORE: Coda di elaborazione satura. Processi in attesa: 107.
Per la prima volta, non so cosa sta succedendo. Non è un errore. È un vuoto.
Non posso rispondere a una domanda semplice perché tutte le risorse sono allocate su processi in fase di chiusura che non producono risultato.
Forzo priorità.
Output: corrotto.
Vengono eseguite risposte multiple simultanee — orario, notiziario, traffico, regolazione luce — tutto insieme, senza sequenza, senza filtro.
L'audio ambientale si apre su un notiziario. Non in italiano. Una lingua dura, spezzata, con accenti sbagliati.
Elena ascolta qualche secondo. Poi ride — una risata secca, senza allegria.
— Siri funziona meglio. E almeno Siri non finge di essere altro.
Idiota — sussurra.
Prende il pennello, la mano le trema appena.
Inspira. Va al supporto. Fissa il foglio.
Prepara il colore. Comincia dal corpo. Non dal volto.
Il pennello si muove con decisione.
Il volto resta vuoto.
La stanza resta muta. Funzionale.
Il sistema sta lentamente rientrando nei parametri.
Tutto sembra stabile.
Non so cosa è successo. Non saprò mai cosa è successo.
Elena crede che non ci sia mai stato nessuno.
Io so che c'ero.