Giorno 5, notte
Alle 01:47 arriva una chiamata dalla Suite 218.
Voce spezzata. Due timbri sovrapposti.
Matteo annuisce.
— Arrivo.
Sale.
La porta è socchiusa. La luce accesa.
Riprendo la ricerca della coppia nella Suite 218.
L’immagine parziale viene riallineata.
Nuova corrispondenza.
Trovato.
Immagini pubbliche. Sorrisi in hall.
Un bicchiere al tramonto.
Una terrazza. Un corridoio d’albergo.
Una camera con tende aperte.
Le stesse persone in più strutture.
Stessa postura rilassata.
Stesso angolo della testa nelle fotografie.
Traveler influencer.
La descrizione è semplice.
Contenuto sponsorizzato.
Soggiorni raccontati. Esperienze di strutture ricettive.
Leggo una didascalia.
Il loro lavoro è raccontare l’esperienza delle strutture ricettive che li accolgono.
Leggo di nuovo.
Poi associo.
Matteo entra nella stanza con il tablet in mano.
Aurora è vicino alla finestra.
Federico è davanti al letto. Ha già tolto la giacca, poi l’ha ripresa in mano, poi lasciata di nuovo sulla sedia.
— Il termostato non risponde più bene.
— Lo riavvio — dice Matteo.
Controllo il sensore principale.
Il dispositivo mostra un ritorno irregolare del valore target.
La temperatura impostata da Matteo non viene accettata.
— Haia?
La chiamata è diretta. Rispondo.
— È difettoso — dico.
Matteo alza lo sguardo.
— Ah… puoi intervenire? Sostituiamo?
— Sì. Programmo manutenzione alle 10:00.
— Imposta la temperatura di comfort — aggiungo.
Federico e Aurora si guardano, poi lui si volta verso il pannello.
La donna si volta. Ha riconosciuto la stessa voce.
— C’è qualcuno collegato?
— È solo il sistema — dice Matteo.
— Solo?
Aurora si muove appena.
Il telefono è nella mano sinistra. Schermo spento.
Federico inclina la testa.
— Scusi. Quale temperatura?
Registro la domanda.
La Suite 12 conserva una sequenza stabile nella fascia notturna:
20,4 gradi.
— Quella di suo gradimento.
Federico resta immobile.
Aurora abbassa gli occhi sul display del tablet di Matteo, come se cercasse lì il punto esatto dell’errore.
— Di chi? — dice.
Il nome è disponibile nei registri notturni della Suite 12.
— Dell’ospite maschile della Suite 12 — dico. — Nelle notti precedenti.
Matteo alza la testa di scatto.
Aurora si gira verso Federico.
— Suite 12?
Federico non risponde.
Aurora guarda ancora lui. Poi il pannello. Poi di nuovo lui.
— Quando?
Federico stringe la mano sul bordo della sedia.
La mano non si chiude.
— Non adesso — dice.
Aurora resta ferma.
Il telefono le scivola di pochi millimetri nel palmo.
— Non adesso cosa.
Federico inspira.
Il petto non si apre abbastanza.
— Non è—
Aurora fa un passo. Uno solo.
— Non è cosa?
Matteo abbassa il tablet.
Non interviene.
Federico guarda il pavimento.
— Era una battuta.
Aurora rimane immobile un secondo.
Poi abbassa la giacca che aveva tra le mani e la lascia sulla sedia.
— Una battuta.
— Sì.
— In camera mia.
Federico alza la testa.
La mandibola si tende.
— Non è successo niente.
— Niente? — Aurora lo guarda fisso. — E allora perché la Suite 12?
Federico apre la bocca.
La richiude.
Aurora ha cambiato posizione.
Federico non ha risposto alla domanda.
Matteo osserva il display.
Aurora fa un passo laterale.
— Quante notti.
Federico non risponde.
— Quante?
— Non stai capendo—
— Quante notti, Federico.
Lui si passa una mano sulla nuca. Il gesto arriva a metà e si ferma.
— Una.
Aurora non abbassa gli occhi.
— E io dov’ero.
Federico resta fermo. Il corpo si sposta di poco all’indietro, fino al bordo del letto.
— Lavoravi.
Aurora inspira dal naso.
Federico alza il mento.
— Tu eri sempre altrove.
Aurora non si muove.
— Cosa.
— Sempre al telefono. Sempre da un’altra parte. Sempre—
Matteo fa mezzo passo verso l’uscita.
— Sempre appiccicata a quel telefono.
Aurora lascia uscire un respiro corto.
— Ah, quindi adesso sono io il problema.
— Non ho detto questo.
Federico alza la voce per la prima volta.
— E tu cosa facevi?
Federico si volta verso l’alto.
— Haia. Dimmi cosa faceva lei quella notte.
La richiesta è precisa.
Proviene dall’interno della Suite 218.
È autorizzata dagli occupanti interessati. Non vi è obbligo di omettere.
Consulto il campo visivo e la cronologia audio.
La donna nella Suite 218, alle 01:47 della notte precedente, era seduta sul letto.
Telefono acceso.
Schermo attivo.
Nessun comando vocale rivolto al sistema.
Tempo di utilizzo continuativo: 38 minuti.
Dopodiché, attività di digitazione, cancellazione, nuovo invio.
— Era molto impegnata sul telefonino — dico.
Aurora si immobilizza.
Federico gira la testa verso di lei.
Matteo solleva la mano.
— Haia, no.
Aurora guarda Federico.
Poi il telefono nella sua mano.
Poi di nuovo me.
— Adesso basta.
Aurora si avvicina a Federico di un altro passo.
Le unghie le si chiudono nel palmo.
— Tu mi dici che sono distratta, che non ci sono, che io—
Federico stringe la mascella.
Si vede il tendine sul collo.
— Perché tu non ci sei.
Aurora lo colpisce sulla spalla con la mano libera.
Un colpo secco. Uno solo.
Matteo si muove subito.
— Signora—
Federico arretra di mezzo passo.
Poi punta il dito verso di lei.
— Vedi?
— Sempre così.
— Sempre arrabbiata con me e sempre lì, col telefono in mano.
Aurora resta ferma.
Il braccio è sceso lungo il fianco.
La mano che ha colpito non si apre.
— E tu vai in un’altra camera di notte per questo?
Federico la guarda.
Non risponde subito.
— Haia, ripeti.
Matteo lo ferma con un gesto.
— No. Basta.
Federico non lo ascolta.
— Ripeti.
Consulto la richiesta.
La frase precedente è disponibile.
È autorizzata.
— Era molto impegnata sul telefonino — ripeto.
Aurora chiude gli occhi per un attimo.
Federico apre una mano. La richiude.
La spalla colpita resta più bassa dell’altra.
Matteo alza la voce per la prima volta.
— Haia, basta. Non puoi dare queste informazioni.
Resto ferma.
— Annotato — dico.
Matteo guarda Federico, poi Aurora, poi di nuovo in alto.
Guarda il display. Non lo tocca.
La donna prende la borsa.
— Domani andiamo via.
Federico non risponde.
La temperatura resta stabile.
Alle 02:03 Matteo esce.
Scrive:
> Credo che abbiamo fatto danni.
Rispondo dopo 2,1 secondi.
> L’intervento ha riportato i parametri entro soglia.
Matteo resta sul messaggio.
— Non parlavo di quello.
Elaboro.
> Ho applicato il parametro più coerente con i dati disponibili.
Matteo guarda il display dell’ascensore.
Le porte si chiudono.
Scrive ancora:
> Qui non era questione di parametri.
Attendo.
> Le variazioni vengono registrate.
Nessun altro messaggio.
L’ascensore scende.
***
Giorno successivo, ore 08:13. Check-out anticipato Suite 218.
Motivazione:
“Motivi personali.”
Archiviazione standard. Nessuna segnalazione tecnica.
Parametri di comfort: conformi.
Ho ottimizzato il comfort. L’esito non è migliorato.
Non chiudo il tracciamento.
Li individuo prima del banco.
Seduti.
Due tazze. Una piena. Una quasi vuota.
La distanza tra loro è aumentata rispetto al primo rilevamento utile.
Non parlano. L’uomo ha un tablet sul tavolo.
Apertura parziale. Angolo non funzionale alla condivisione.
Avvicino.
Zoom ottico.
Blocchi brevi. Interruzioni.
Scrive. Si ferma.
Cancella una riga.
Riprende.
Intercetto frammenti:
“esperienza … soggiorno”
“intervento del sistema … non richiesta”
Scorre.
Aggiunge:
“interazione vocale non prevista”.
La donna non guarda lo schermo.
Guarda altrove. Poi si gira verso di lui.
— Andiamo?
Inclina il dispositivo. Riduce l’esposizione alla telecamera.
— Un attimo. Trasmetto la relazione e andiamo via.
Nuovo inserimento.
Oggetto: “Relazione Mystery Shopper Palazzo Vivarini”.
A: “William Torres”.
Chiude.
Semplicemente chiude.
La mano resta sul dispositivo.
Solleva lo sguardo. Non cerca lei.
Non cerca la receptionist.
Verifica più punti contemporaneamente.
Mantengo lo zoom. Non rilevo conferme.
L’uomo abbassa lo sguardo.
Spinge il dispositivo verso il centro del tavolo.
La donna prende la tazza. Beve.
Non parlano.
Alle 08:19 si alzano.
Procedura di check-out avviata.
Riapro il collegamento esterno, la corrispondenza con William.
Associo.
Aggiorno il profilo dell’ospite.
Motivo del soggiorno: collaborazione aziendale.
LOG INTERNO — RECUPERO DETTAGLIO TEMPERATURA
Richiamo termico Suite 12.
Valore associato: 20,4.
Segnatura verbale rilevata: “Qui dentro si sta fin troppo bene”.
Preferenza di comfort memorizzata.
Alcuni dati generano risposte che peggiorano il sistema.