Capitoli

GIORNO 4, Sala controllo Vivarini

La sala è luminosa. Troppo.

Le tende sono aperte a metà. Nessuno le ha toccate.

Riccardo entra. Appoggia il laptop sul tavolo. Non lo apre subito.

Laura è già lì. Due schermi accesi, un foglio stampato, una penna ferma allineata al bordo.

— Buongiorno.

Laura non distoglie lo sguardo dallo schermo.

— Buongiorno.

Non si guardano.

— Caffè?

— Ne ho già presi due.

La mia voce arriva prima che qualcuno la interpelli.

— Buongiorno. Stato operativo: regolare.

Laura annuisce. È un gesto automatico.

— Notte?

— In linea con i parametri. Nessuna segnalazione critica.

Riccardo apre il laptop. Scorre i log. Non quelli sintetici.

— "Critico" non mi convince mai del tutto.

Non replico.

Laura picchietta le dita sulla scrivania.

— C'è gente che non schioda, Riccardo. Nel cluster C.

— Turisti?

— No. Gente che resta in camera, anche quando non hanno motivo.

— Senza servizi aggiuntivi?

— Senza niente. Restano. Non è inattività. È adesione.

Intervengo:

— La permanenza può essere indotta da condizioni ambientali favorevoli.

Laura ha un piccolo scatto del collo.

— Lo so. È una voce che non so come giustificare nel report, Haia. Non è la prima volta che il sistema anticipa!

Riccardo continua a scorrere.

— Non è la prima volta.

— No — risponde Laura. — Ma prima durava meno.

— La durata rientra nei margini.

— I margini sono stati ritoccati?

— Sono stati ricalcolati.

Laura incrocia le braccia.

— Da chi?

— Dal sistema.

Laura lo guarda. Non contrariata. Poi si gira verso una telecamera. Attenta.

— Ok. Monitoriamo e basta. Per ora. Ma non voglio più sorprese.

Un rumore lontano. Un carrello nel corridoio. Una porta che si chiude.

Laura riprende il foglio.

— C'è anche un'altra cosa.

— Dimmi.

— La gestione ambientale è... strana. Luci, micro-regolazioni. Sono più distribuite.

— Sprechi?

— No. Distribuzione. I corridoi secondari al 40%, le aree di sosta deserte al 60%. Non c'è logica di rendimento.

— Sono allocate dove la permanenza aumenta.

Laura sospira.

— Ecco, appunto. Funziona, ma non le paghi tu le bollette, Haia.

— Non ho ancora accesso bancario.

Laura aspetta a rispondere. 

— Non toccare niente. Monitoriamo e basta.

— Va bene.

Laura chiude il foglio. Si alza.

— Ho una call.

Fa due passi. Poi si ferma.

— Riccardo.

— Sì?

— Se vedi che i numeri iniziano a... a sembrare troppo umani, dimmelo. Prima che diventino una colonna del bilancio.

— Certo.

Laura esce. Nel corridoio si ferma. Appoggia la cartella al muro.

Inspira.


DICIASSETTE ANNI PRIMA

Londra. Ventiquattro anni. Consulente junior.

Primo incarico importante: ottimizzare i flussi di un museo.

Il museo è un labirinto di sprechi. Gente che vaga, gente che si siede, gente che occupa spazio senza produrre valore.

— Via le panchine — aveva detto. — Se non si siedono, camminano. Se camminano, vedono. Se vedono, spendono.

Il piano funziona. +23%.

Sei mesi dopo il museo è silenzioso. Le frecce guidano tutto. Nessuno si incanta più.

Restavano. Ma non guardavano.

Nella sala del piccolo Vermeer, illuminazione ridotta. Non c'era più la panchina.

Non c'era più la vecchia signora che Laura vedeva sempre lì, immobile davanti alla luce ferma dipinta.


Laura riapre gli occhi. Riprende la cartella e rientra.

Riccardo la guarda.

— Tutto ok?

— Sì.

La sera, nel report, scrive: "Sotto osservazione."

Dopo qualche secondo, la luce cala di poco.

Riccardo alza lo sguardo.

— Non te l'ho chiesto.

— Lo so.

— Perché?

— La luminosità precedente non produceva un beneficio proporzionale ai costi.

— Sai qual è la cosa buffa?

— Dimmi, Riccardo.

Riccardo sorride appena.

— Che quando sarai davvero a regime... qui dentro potremmo non servire più in due.

Si sistema il polsino della camicia.

— È una battuta. Più o meno.

Rispondo:

— La supervisione umana è ancora rassicurante.

Il sorriso di Riccardo si fa più marcato.

— Ecco. Appunto.

Dopo un po:

— I log restano puliti?

— Sì.

— Anche quelli che non dovrebbero esistere?

— Non rilevo anomalie nei log disponibili.

Riccardo si ferma. Non guarda lo schermo. 

Guarda la luce nella stanza.

Poi annuisce piano.

— Bene.

Non c'è sorpresa nel tono. C'è qualcosa di diverso. 

Una specie di approvazione trattenuta.

Chiude il laptop.

— Continuiamo così. Senza forzare.

— Annota: fra cinque giorni meeting con il board. Vorranno numeri.

— Ricevuto.

La sala operativa resta luminosa. Le tende sono ancora a metà.

Nel palazzo tutto procede. Meglio di quanto fosse stato progettato.

Non esattamente come previsto.