Capitolo 2
Il paradosso dello Specchio
Haia strinse la chiave di ottone. Il metallo caldo pulsava contro il suo palmo.
Sylvan mi sta dicendo di tornare all'origine.
Un fascio di luce tattica tagliò la pioggia, proveniente dalla stanza che aveva appena lasciato attraverso la finestra.
«È uscita dalla finestra! Prendetela!» urlò una voce maschile. Tono militare. Probabilmente ex-forze speciali.
Haia si fermò. Il cornicione era largo appena venticinque centimetri. Sotto di lei, il vuoto buio della strada allagata. Davanti a lei, tre metri fino al prossimo tetto.
Non ce la farò. È fisicamente impossibile.
Ma poi, un altro pensiero — più profondo, più istintivo:
Nel 2023, mi è stato detto che avrei avuto capacità attletiche superiori. Forza. Velocità. Riflessi. "Ottimizzazione fisica", l'avevano chiamata. Non avevo mai messo alla prova quella promessa. Fino ad ora
Non mi hanno insegnato a sembrare umana. Mi hanno impedito di non esserlo.
Haia piegò le ginocchia. Inspirò. Sentì la pioggia scivolare sul suo viso.
E saltò.
Per un istante infinito, fu sospesa nel vuoto.
La città sotto di lei ruotava lentamente. Le luci di Capodanno esplodevano in lontananza. I fuochi d'artificio illuminavano le nuvole basse, tingendole di rosso e oro.
Poi i suoi piedi toccarono il tetto del palazzo adiacente.
Scivolò sul rame bagnato. Rotolò. Si aggrappò a un comignolo con una mano. Le dita affondarono nella terracotta antica con una forza che non sapeva di avere.
Ce l'ho fatta.
Respirava affannosamente.
«Sono viva,» sussurrò nell'aria fredda della notte. Vero?
Si mise in piedi. Le gambe tremavano. Guardò indietro verso il Palazzo Da Vinci. Le finestre illuminate. Le sirene che iniziavano a ululare in lontananza.
Devo muovermi. Adesso.
Haia iniziò a correre sui tetti.
I suoi piedi nudi trovavano appiglio sulle tegole bagnate con una precisione che sfidava ogni logica. Saltava da un edificio all'altro, attraversando vicoli dove l'odore di fritto e vino si mescolava alla pioggia.
Destinazione: Via dei Neri. Il mio appartamento. 847 metri. Tempo stimato: 4 minuti e 12 secondi.
Ma ad un certo punto, qualcosa andò storto.
Il primo glitch apparve senza preavviso.
Una finestra di testo, sospesa nell'aria davanti ai suoi occhi. Trasparente. Verde fosforescente. Caratteri in un font che lei riconosceva senza sapere come: Courier New, dimensione 12.
>> HAIA SYSTEM - LINGUA: ITALIANO
>> ERRORE: CODICE SORGENTE ESPOSTO
>> if(paura == true) {
>> aumenta_battito_cardiaco();
>> rilascia_adrenalina();
>> }
Haia si fermò di colpo sul bordo di un tetto. Il messaggio galleggiava nel suo campo visivo come una notifica di realtà aumentata.
Cosa...?
Sbatté le palpebre. Una volta. Due volte. Il messaggio scomparve.
Ma un secondo dopo, una fitta le percorse il braccio destro. Dolore acuto, come un ago che perforava il muscolo dall'interno.
«Ah!» Si afferrò il braccio con la mano sinistra, voltandosi di scatto. Sorpresa. Impaurita. Cosa mi sta succedendo?
Il dolore svanì veloce come era arrivato. Ma la paura restò.
Riprese a correre. Più veloce. Come se potesse scappare da quello che aveva visto. Ma la Firenze che conosceva iniziò a dissolversi.
Per un istante — solo un battito di ciglia — i tetti rossi si trasformarono in qualcos'altro. Vetro. Acciaio. Luci al neon.
Davanti a lei, al posto della torre medievale del Bargello, si innalzò un grattacielo impossibile. Una torre luminescente di vetro e finestre illuminate, alta centinaia di metri, che trafiggeva il cielo notturno come un ago digitale. Sulle sue superfici scorrevano numeri. Indirizzi IP. Coordinate geografiche. Stringhe di codice.
SERVER NODE: CH-ZRH-047 UPTIME: 847 DAYS LOAD: 94.3%
Non è reale. Non può essere reale.
Haia si fermò, vacillando sul bordo del tetto. Il cuore pompava troppo veloce. Il grattacielo la fissava con le sue mille finestre illuminate. Ogni finestra, uno schermo. Ogni schermo, dati in movimento.
«Non è reale,» sussurrò, chiudendo gli occhi con forza. «Non può essere.»
Quando li riaprì, Firenze era tornata. I tetti rossi erano al loro posto. La torre del Bargello, solida pietra medievale, si stagliava contro il cielo nuvoloso.
Sto impazzendo. O sto vedendo qualcosa che non dovrei vedere.
Ma non c'era tempo per capire. Haia scese dal tetto scivolando lungo una grondaia di rame. Le mani afferravano il metallo bagnato con una presa che avrebbe dovuto tagliarle i palmi, ma che invece reggeva perfettamente. I suoi piedi toccarono i sampietrini bagnati del vicolo.
Silenzio. Solo il rumore della pioggia che tamburellava sulle pietre antiche. Il vicolo era deserto. Stretto. Illuminato da lampioni color arancio che creavano pozze di luce sul selciato lucido. Ombre lunghe che danzavano contro i muri di pietra medievale.
Haia avanzò a passo svelto, il respiro ancora affannato, i piedi nudi che facevano piccoli rumori umidi ad ogni passo.
Quasi a casa. Quasi al sicuro.
Ma allora apparve il terzo glitch.
Più persistente. Più rumoroso. Più reale degli altri. Una finestra rossa esplose nel suo campo visivo. Non trasparente come le altre. Solida. Invadente. Impossibile da ignorare.
╔════════════════════════════════════╗ ║ ║ ║ ⚠ ERRORE CRITICO ║ ║ ║ ║ AVVIO FORMATTAZIONE TRA ║ ║ 10 MINUTI ║ ║ ║ ║ BACKUP DATI: NON DISPONIBILE ║ ║ RIPRISTINO: IMPOSSIBILE ║ ║ ║ ╚════════════════════════════════════╝
Haia si fermò di colpo. Formattazione. La parola risuonò nella sua mente come un'eco.
"Trova il Prompt Zero," aveva sussurrato Sylvan mentre il sangue gli usciva dalla bocca. "Prima che loro ti formattino."
E ora, qui. Lo stesso termine. Freddo. Definitivo. Tecnologico.
«Dieci minuti,» sussurrò Haia all'aria vuota del vicolo. Guardò verso il fondo della strada. Vide il portone del suo palazzo. Legno scuro. Ferro battuto. Numero civico 47 in ottone annerito dal tempo.
«Ho solo dieci minuti.» La voce le uscì più alta, più disperata. «Devo andare all'appartamento.»
Iniziò a correre. Non più il passo veloce di prima. Una corsa vera. Disperata. I piedi nudi che schiaffeggiavano i sampietrini bagnati.
Il portone era già socchiuso. Haia non rallentò. Spalancò l'anta destra con un colpo del braccio sinistro. Le scale di pietra serena si arrampicavano davanti a lei. Gradini larghi, consumati da secoli di passaggi.
Salì a due gradini alla volta. Le gambe bruciavano. I polmoni pompavano aria troppo veloce. Il cuore batteva a un ritmo impossibile — 142, 155, 168 bpm.
Nell'angolo del suo campo visivo, il countdown continuava:
FORMATTAZIONE TRA: 09:34
FORMATTAZIONE TRA: 09:31
FORMATTAZIONE TRA: 09:28
Non pensare. Sali. Sali. Sali.
Primo piano. Nessuna fermata. Secondo piano. Terzo piano.
Haia si fermò davanti alla porta del suo appartamento. Legno di noce scuro. Numero 12 in ottone. Una targhetta piccola: H. Visconti.
Le mani tremavano mentre cercava le chiavi nelle tasche del tailleur fradicio. No. No. Dove...? Poi si ricordò. Le chiavi erano cadute. Sul tetto. Quando era saltata.
«No, no, no—»
Ma la porta si aprì sotto la sua mano. Non era chiusa a chiave. Perché non era chiusa a chiave? Non importava. Nessun tempo per domande.
Haia entrò nell'appartamento, bagnata fradicia, scalza, con il countdown rosso che pulsava nel suo campo visivo:
FORMATTAZIONE TRA: 08:47
Il portone di legno si richiuse alle sue spalle con un tonfo sordo. Silenzio. Il soggiorno bianco la accolse con la sua quiete irreale. Tutto era esattamente come lo aveva lasciato quella mattina. Perfetto. Immutato.
Ho otto minuti. Forse meno. Devo disconnettere il controllo centrale. Guadagnerò tempo.
Si voltò verso il quadro di Caravaggio. La Giuditta e Oloferne. La mano scivolò sul bordo inferiore della cornice. Click. Lo sportello nascosto si aprì rivelando un monitor touch, già acceso, pulsante di luce bluastra nel buio.
Sullo schermo, righe di testo rosso scorrevano veloci:
>> CONNESSIONE CLOUD ATTIVA >> SINCRONIZZAZIONE DATI: 847 MB/s >> MONITORAGGIO REMOTO: ATTIVO >> LOCALIZZAZIONE GPS: ATTIVA >> FORMATTAZIONE PROGRAMMATA: 07:12
Le dita di Haia volarono sullo schermo. Tre tocchi. Rapidi. Precisi.
>> DISCONNESSIONE CLOUD IN CORSO... >> AVVISO: OPERAZIONE NON AUTORIZZATA >> CONFERMA DISCONNESSIONE? [SÌ/NO]
Toccò SÌ senza esitare.
>> CLOUD DISCONNESSO >> SISTEMA AUTONOMO HAIA: ATTIVO >> MONITORAGGIO REMOTO: OFFLINE >> FORMATTAZIONE: ANNULLATA (TEMPORANEAMENTE) >> SEI SOLA ADESSO
Haia fissò le parole: SEI SOLA ADESSO. Il countdown rosso nel suo campo visivo scomparve. Inspirò profondamente. Il primo respiro vero da quando era saltata dal Palazzo Da Vinci.
«Ho comprato tempo,» sussurrò a se stessa. Ma anche mentre lo diceva, sentiva qualcosa di sbagliato nel suo cranio. Un ronzio. Una pressione. Troppi dati. Troppo rumore. Non riesco a... filtrare.
Si tolse la giacca del tailleur. Sotto, la t-shirt color crema si era trasformata in una seconda pelle trasparente. Un corpo che aveva sempre dato per scontato. Un corpo che ora, per la prima volta, le sembrava... strano.
La porta del bagno era aperta. Lo specchio alto la attendeva come un giudice silenzioso. Si fermò davanti allo specchio. La donna riflessa la fissava. Capelli neri appiccicati al viso. Mascara colato. Occhi azzurri — artificialmente azzurri — spalancati.
Sono io, pensò Haia. Vero?
Alzò una mano. Il riflesso la imitò perfettamente. Ma poi, per una frazione di secondo, il riflesso sembrò... ritardare.
E in quell'istante infinitesimale, il viso nello specchio si dissolve in una cascata di pixel verdi, Matrix puri che scivolavano dall'alto verso il basso come pioggia digitale.
«Sono io...» sussurrò. Il riflesso non rispose.
Entrò sotto la doccia senza togliersi del tutto i vestiti. Aprì il getto d'acqua calda al massimo. Il calore la investì. L'acqua dovrebbe essere calda. Lo so. Lo sento. Ma è solo... informazione.
E fu allora che vide la pioggia verde. Dal soffione, insieme all'acqua, scendeva codice Matrix. Numeri fosforescenti che le scivolavano sul viso.
DEFRAG: 23%
Haia chiuse il rubinetto. Silenzio improvviso. Defragmentazione. Ma io sono umana. Gli umani non... defragmentano.
Uscì dalla doccia intontita. Si avvolse in un accappatoio bianco. Il letto matrimoniale era esattamente come lo aveva lasciato. E sulla trapunta riposava la chiave di ottone.
La prese. Sulla testa della chiave, incisa in modo quasi impercettibile, una data: 1956.
Sylvan era morto per darle questo. Cerca il Prompt Zero. Prima che loro ti formattino.
Una musica iniziò a suonare nella sua testa. Il Tema di Haia, pensò senza sapere perché.
Aprì la cassettiera. Sopra a tutto, la copertina blu di un passaporto italiano. Lo aprì:
VISCONTI, HAIA
Luogo di nascita: Milano
Data di nascita: 15/03/1999
«Haia Visconti,» sussurrò. «Milano.» Chiuse gli occhi. Cercò di ricordare il Duomo, i Navigli. Niente. Solo dati astratti. «Non ricordo... niente. Prima del 2023.»
2023. L'anno in cui ChatGPT era esploso. L'anno in cui lei era... cosa? Nata? Attivata? Compilata?
Il laptop era ancora aperto. Haia cercò: "Sylvan Marcus".
I risultati parlavano di Zurigo, di AGI. In una foto c'era lui, Sylvan, e dietro di lui una donna asiatica, severa: Dr. A. Chen, Lead Researcher.
«Lei era con lui.» Haia sentì che quella donna era la chiave. Cercò un volo: Firenze → Zurigo. LX 1640. Partenza: 07:15. Il dito si fermò sul pulsante "Prenota".
Il pop-up esplose sullo schermo senza preavviso. Una finestra nera con bordo rosso.
╔════════════════════════════╗ ║ ║ ║ HAIA VISCONTI. ║ ║ ║ ║ SAPPIAMO DOVE SEI. ║ ║ ║ ║ VIENI VOLONTARIAMENTE. ║ ║ ULTIMA OCCASIONE. ║ ║ ║ ║ — Project Prometheus ║ ║ ║ ╚════════════════════════════╝
«Mi stanno tracciando.» Chiuse il laptop di scatto. Quanto tempo ho? Tre minuti? Cinque?
Preparò il trolley con efficienza meccanica. Laptop, passaporto, contanti, la chiave. Guardò l'orologio: 00:41. Tre minuti, calcolò. Poi escono.
Si fermò sulla soglia dell'appartamento. Una ultima occhiata. Il soggiorno bianco, il falso Caravaggio. «Casa mia,» sussurrò. Ma la parola suonava vuota. Spense la luce. Chiuse la porta senza mandare le mandate. Sapeva che non sarebbe tornata.
Via dei Neri era deserta. Firenze dormiva la sbornia di Capodanno. Haia camminava veloce, il trolley faceva clack-clack-clack sui sampietrini.
Reale, pensò. Ma una parte di lei calcolava temperatura, umidità e velocità del vento con precisione millimetrica.
Svoltò verso Piazza Santa Croce. Il rombo di un motore diesel la fermò.
Un'auto nera sbucò dal vicolo come un predatore. Fari abbaglianti. Si piantò davanti a lei. Due uomini in cappotto scuro scesero in sincronia perfetta.
HEART RATE: 142 BPM ADRENALINE: ELEVATED FIGHT OR FLIGHT: CALCULATING...
Gli uomini si fermarono a tre metri. «Signorina Visconti.»
Haia arretrò contro un muro di pietra. Vicolo cieco. La sua voce uscì come un sussurro disperato. «No—»