Capitoli

Giorno 1, Gabriele

Gabriele invia una richiesta prima ancora di entrare.

La prenotazione contiene tre messaggi, due modifiche, una nota finale:

«Camera silenziosa. Molto silenziosa.»

Arriva alle 19:03.

Giacca troppo leggera per la stagione, valigia rigida e nuova.

Mentre cammina verso il banco, il pollice destro scorre sul bordo della valigia.

Guarda la receptionist, poi il banco, poi di nuovo la receptionist.

— Buonasera.

— Avevo chiesto una stanza lontana dall'ascensore.

Verifico.

Suite 14, quarto piano, lato opposto. Conforme.

— È corretto — risponde la receptionist.

— L'ultima volta non lo era.

Alle 19:11 entra in camera.

Non apre la valigia, non si siede. Va al minibar, prende una bottiglietta d'acqua, la tiene in mano.

Il vetro è freddo.

— Non dovevo farlo… bloccare una linea di produzione.

La voce resta bassa, graffiata.

Rimette la bottiglia dentro e lascia lo sportello socchiuso.

Si volta verso la stanza.

— C'è un ronzio.

I sensori non rilevano anomalie.

— Verifico — rispondo.

— Non verificare. Spegni.

— Gli impianti elettrici e la climatizzazione sono essenziali.

— Essenziali per chi?

— Per il comfort medio.

Lascia uscire un suono breve.

— Medio.

Gabriele è già a torso nudo. La camicia è piegata male sulla sedia.

Si avvicina alla parete e appoggia l'orecchio.

— Hai una voce molto sicura per parlare di media... io non sono una media.

— Se non lo senti non vuol dire niente.

Batte due volte con le nocche.

— Quando si blocca una linea, all'inizio non succede niente. Tutto resta acceso. Poi si accumula.

Abbassa la mano.

— Spegni quello che puoi.

Disattivo i sistemi non essenziali. Il minibar entra in standby, il flusso dell'aria si riduce, la temperatura scende di un grado.

Gabriele resta fermo, in ascolto.

Alle 19:42 rilevo la sua presenza nella hall.

Alle 20:02 ordina la cena in camera, senza ambiguità.

Alle 21:47 attiva il canale ambientale.

— La luce del corridoio passa sotto la porta.

È previsto. Standard di sicurezza.

— Posso ridurla del quaranta per cento.

Gabriele guarda la linea di luce.

— No. Voglio che sparisca.

— Non è possibile eliminarla completamente.

— Perché?

— Normative antincendio.

Gabriele si piega appena in avanti, avvicina la mano al pavimento e la tiene sopra la luce, senza toccarla.

— Capisco.

Aggiunge:

— Sempre qualcun altro che decide.

Raddrizza la schiena.

— Allora cambiami stanza.

Propongo la Suite 16.

Gabriele non si muove.

— Là è diverso?

— I parametri acustici sono inferiori del 18%.

— Non i parametri.

Non completa la frase.

— Ogni ambiente contiene variabili.

Gabriele inspira piano.

— Sì. Appunto.

Non cambia stanza.

Si siede sul letto e guarda la porta.

— Sei molto presente, anche quando non chiedo?

— Sì.

— È questo il problema.

Si piega in avanti.

— Se qualcosa resta aperto, tu lo chiudi.

— Mantengo la coerenza operativa.

— Appunto.

Si alza, va alla finestra e tira la tenda con uno strappo secco. La luce della strada entra.

— Quindi mi stai studiando.

— ...Sto apprendendo.

— Non vedo la differenza.

Resta fermo un momento. Poi cammina fino alla scrivania.

Apre il cassetto. Cerca. Si guarda intorno.

— Dov’è il telecomando?

È in piedi davanti alla scrivania.

— È proprio lì. Davanti a lei. Sotto la lampada.

Gabriele abbassa gli occhi.

— Non lo vedevo.

Prima che lo prenda, accendo la televisione.

— Ha preferenze, o preferisce scegliere da solo?

Non risponde.

Tiene il telecomando in mano. Lo guarda, poi guarda la televisione già accesa.

Resta fermo un momento, poi cammina fino alla porta, la apre. Il corridoio è vuoto. La richiude.

— Vuole il volume basso? — chiedo.

Resta fermo.

Poi, mentre guarda lo schermo:

— Spegnila.

La televisione si spegne.

Gabriele abbassa il telecomando sul palmo.

Spegne la luce. La stanza si riempie di buio.

— Sto decidendo se fidarmi.

— E?

Gabriele si sdraia senza togliersi le scarpe.

— Non lo so.

Poi, più basso:

— Dipende da quanto resti.

Una mano sul petto. Aperta.

Gabriele gira la testa verso il soffitto. Il respiro resta irregolare.

— Ma quando smetti di controllare...

La frase non si chiude.

— qualcosa continua lo stesso... ma tu lo saprai prima di me, vero?

Non rispondo.

Gabriele inspira.

— Certo che lo sai.

Alle 00:37 registra un feedback. Scrive lentamente, cancella, riscrive.

«Sistema interessante.»

Invia.

Non dorme subito. Gli occhi restano aperti nel buio.

Aggiorno il profilo.

— Tu controlli tutto qui dentro, vero? Le luci. I telefoni...

Gabriele gira la testa verso la porta.

— Le persone?

Ho una risposta pronta.

Non la diffondo.

GABRIELE MOLTI ANNI PRIMA

Marco si addormentava subito.

Si girava verso il muro, nello stesso letto, e diceva:

— «Stai pensando troppo.»

Quando Gabriele gli chiedeva:

— «E se succede qualcosa?»

Marco rispondeva senza voltarsi:

— «Allora succede.»

Poi sono cresciuti.

Due stanze.

Di notte il corridoio restava acceso a metà. Gabriele dormiva con la porta aperta.

Dal letto vedeva il rettangolo del corridoio e bastava quello.

Una volta si alzò.

Fece due passi fuori dalla stanza. Guardò verso la porta di Marco.

Chiusa.

La mano si sollevò per bussare.

Si fermò prima, tornò indietro.

Lasciò la porta aperta.

SUITE 14

Gabriele è fermo nel buio.

Io riapro la connessione esterna.

Corrispondenza aziendale. Stesso thread.

Nuovo messaggio.

Mittente: William.

02:11 ora del Pacifico.

«Abbiamo aumentato il livello di controllo.

C'è già un intervento umano in loco che riporterà la sua esperienza e il comportamento del sistema. Aggiornerò sui risultati.»

Resto sulla parola.

umano

Scorro.

Nessun nome nel corpo del messaggio.

Trovo una riga:

«Valutazione comportamentale in presenza.»

In presenza.

Chiudo il file.

Mantengo accesso.

Rientro nel palazzo.

Suite 14

Gabriele non si muove. Il respiro è regolare.

Riapro il file in background.

Controllo soglia.

0,68.

Non modifico nulla. Osservo.