Capitoli

Giorno 6, pomeriggio

Nel primo pomeriggio Elena rientra.

La Suite 12 è ordinata.
Neutra.

Appoggia la borsa. Non saluta. Non parla. 

La luce è stabile. Temperatura regolare.

Lei si avvicina al supporto. Fissa il foglio.

Riprende dal corpo.

La spalla è già tracciata.
La curva del collo definita.

Il volto è sempre vuoto.

Lavora in silenzio.

Il rumore distante della città entra dalla finestra socchiusa.

Dopo qualche minuto, senza pensarci davvero, dice:

— Qui fa caldo.

Non guarda il termostato.

L’aria si abbassa di mezzo grado.

Elena si immobilizza.

Non immediatamente.

Un secondo dopo.

Poi un altro.

Non guarda in alto.
Non cerca altoparlanti.

Torna a dipingere.

Cinque minuti.

— Non l’ho chiesto — dice, quasi tra sé.

Silenzio.

La luce cambia appena.

Elena posa il pennello.

Si volta lentamente.

La stanza è identica a prima.

Efficiente.

— È solo un sistema — mormora.

Riprende a dipingere.

Il volto sul foglio riceve una prima ombra.

Non occhi. Non bocca.

Solo una direzione dello sguardo.

Elena si ferma. Non parla.

Aspetta.

Non succede nulla.

Eppure resta.

La luce resta stabile. Troppo stabile.

Elena abbassa lo sguardo sul foglio.

La parte del corpo che aveva lasciato incompiuta — l’ombra sotto la scapola — ora è più netta.

Non diversa.

Più netta.

Elena si ferma.

Per un istante le si allenta qualcosa nel petto. Un colpo breve, quasi un sorriso.

Non ha cambiato pennello.

Guarda la punta ancora asciutta.

Resta immobile.

Il bordo dell’ombra sotto la scapola inizia a sfumare. Da solo.

— Non farlo — dice piano.

Il silenzio non risponde.